
GIOVANNA MARINI - UN PAESE VUOL DIRE
A tre anni dal suo ultimo lavoro discografico, torna Giovanna Marini con “UN PAESE VUOL DIRE”, il nuovo disco, che a detta della stessa Marini “ è un cd che mi esce dal cuore che ha una forma circolare: c’è l’inizio , il centro e la...no, il presente...”. Il cd segna anche l’esordio della grande cantante per il manifesto cd, frutto della preziosa collaborazione con il Circolo Gianni Bosio.
ALESSANDRO PORTELLI SU GIOVANNA MARINI
La prima volta che ho avuto il coraggio di scrivere di Giovanna Marini, e la prima volta che ne ha scritto il manifesto, risale al 1977.
Parlavamo di un suo libro, diario di cantatrice itinerante in un lungo e stretto paese chiamato Italia, nei suoi luoghi segreti, nascosti, alternativi, oppositivi, misteriosi. Il titolo che il giornale scelse per il mio articolo era “Una lunga fedeltà”. Sono passati trentadue anni, e la fedeltà continua: come spiega lei stessa, l’unica cosa che tiene insieme le eterogenee composizioni di questo disco, è il fatto che tutte sono momenti di una vita, di una ricerca e di una passione – tutte incarnate in una voce.
Ma fedele a chi, fedele a che cosa? Non certo fedele alla linea: troppo indipendente, troppo abituata a pensare con la sua testa e a sentire col suo cuore e le sue viscere per essere incasellata e definita da un progetto organizzato. Nemmeno, se vogliamo, fedele a uno stile e a un linguaggio definito: ha viaggiato, e continua a viaggiare, dalla monodia delle ballate narrative di tradizione orale alla
polifonia del madrigale rinascimentale, dal discanto contadino e pastorale, dalla canzone politica contadina e operaia agli intrecci sonori vertiginosi del suo quartetto vocale. E su tutti questi linguaggi ha lasciato il suo segno creativo. Piuttosto, è una fedeltà molto più radicale: è soprattutto la fedeltà a se stessa, a quello che ha riconosciuto come giusto, come bello, come vero e come necessario, nell’arco di un lavoro che dura da mezzo secolo e che ha attraversato momenti di successo e popolarità e tempi di buio e dimenticanza, senza essere capace di cambiare per cercare il consenso, sempre cambiando per cercare il senso di se stessa nella sua musica e nei mondi da cui la fa nascere.
Che cosa “vuol dire” “un paese?” Che significa, e che cosa cerca di esprimere, un villaggio o una nazione? Questa domanda, e qualche indicazione per provare a rispondere, sta in ogni sillaba e ogni
battuta del canto di Giovanna Marini.
Per questo, proprio perché fedele a se stessa, Giovanna Marini è la voce di un mondo intero. Accentuando gli incisi alternativi del canto contadino, ci fa toccare con mano il fatto che la cultura non è una sola, non è prerogativa di una parte sola dell’umanità; e ci dice più di biblioteche intere sul mondo delle classi non egemoni, sulla storia e l’identità di classe che è implicita non solo nelle storie ma ancora più profondamente nei suoni. Per questo, può permettersi di intrecciare queste sonorità “subalterne” alla pari con la musica che suole chiamarsi “colta”, e in questo intreccio cerca i linguaggi del nostro futuro.
“L’anima sceglie la propria compagnia, poi chiude la porta”, scriveva Emily Dickinson. “Quando uno sa chi è, è una gran bella cosa”, canta Giovanna Marini in questo disco: questa interrogante fedeltà a se stessa crea una socialità profonda e duratura: “Quando sei sola scegli gli amici che senti sul tuo stesso pensiero, senza rimpianti, e allora puoi dire: ‘Comunque sia, si vive in compagnia, si vive in compagnia!’”. Grazie della tua compagnia, compagna Marini.
Alessandro Portelli