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Album
 Artista
Titolo
L'inerme e l'imbattibile
Autore
Massimo Zamboni
Durata
49 minuti
Genere
Etichetta
manifesto cd
Codice
187
Data uscita
20/02/2008
Disponibilità
disponibile
Prezzo
15 €
Scheda

La musica riparte idealmente sullo sfumare delle note del precedente album Sorella Sconfitta. E’ un

percorso che prosegue, con altre modalità, continuando a scandagliare quei pensieri.

Partono da lì, le canzoni dell’Inerme, ma hanno radici lontane. L’indagine e l’esposizione della condizione umana, calata nella storia; la necessità di esistere con forza come individuo singolo e assieme collocato con gli altri, negli altri: sono tutti echi dei lontanissimi CCCP - FEDELI ALLA LINEA e del loro Realismo Inquieto, dei lontani CSI e del loro “Non temere il tuo tempo”; del percorso di Materiale Resistente, di Matrilineare, dei viaggi nella Berlino del Muro, a Beirut, a Mostar, in Mongolia, a Finisterre, a Praga; del libro “Il Mio Primo Dopoguerra”.

Un percorso di istruzioni per sopravvivere ai decreti della paura, per offrire a sé - e attraverso sé, agli altri - le ragioni etiche del nostro vivere. Attraverso il metodo del suonare.

 

Una cosa ancora. Primo Levi insiste di essere responsabili, per essere uomini. Essere responsabili obbliga a esporsi. A prendere in carico. Sento per la prima volta la necessità / urgenza di cantare personalmente e in larga misura quanto è scritto nelle canzoni, di non delegare la responsabilità delle parole.

Grazie Sorella Sconfitta, mi hai dato gli occhi e donata la voce. Facessi dei conti con il mondo del rock, questa sarebbe soltanto una scommessa sciocca, dopo 25 anni di carriera. Ma il mondo del rock, nella realtà, non esiste. E’ una finzione ormonale; benedetta, ma senza sbocchi. Chi non sa accettare di crescere, di finire, non accetta di esistere. Io voglio accettare di crescere.

Una scommessa vera, invece, è nel provare a espandere quel rock- ma che brutto nome! - che poche

righe fa non esisteva, portandolo sul terreno della maturità. Come una bestia in tana ho masticato il

progetto in solitudine, quasi proteggendolo, e questo l’ha reso forte ai miei occhi; e l’ho dovuto spartire

per il suo accrescimento, e ogni spartizione successiva ne ha moltiplicato il senso.

Siamo in pochi a suonare nel cd, per gelosia verso le note. Ma ci sono persone vicine a me, e nel corso

delle registrazioni piano piano sono arrivate tutte: Nada (voce in Quando se non ora, backing vocals -

con grandissima disponibilità - in Quasi tutti, Don’t forget, Prove tecniche di resurrezione), Nabil Salameh (voce araba in Cranja), Marina Parente (soprano in Quasi tutti e Gloria gracile, backing vocals in Gloria gracile), Tara Thomson (voce canadese in Gloria gracile), Gigi Cavalli Cocchi (batteria in Quasi tutti, Quando se non ora, Don’t forget, percussioni in Gloria gracile), Luca Rossi (basso in Don’t forget), ancora Marina Parente nel coro fondamentalista di Cranja assieme a Daniela Algeri, Lazzaro Ferrari, Danilo Butcovich, Mau, Gabriela Balastikova). Da Mostar vengono i suoni di Orhan Maslo Oha (percussioni in Cranja, L’ovvio diritto al nucleare) e Keza Zelino (diple in L’ovvio diritto, gusle in Cranja).

Tutto il resto, l’ho fatto con Saro.

 

IL DVD

 

Il tuffo della rondine. Un film su Mostar. Forse l’ennesimo, certo; e già questo numero ci racconta

come siano andate in profondità a tanti le vicende di quella città. Non riesco a considerarlo un reportage, né un racconto di viaggio, piuttosto lo sviluppo per immagini di un pensiero. Realizzato assieme e grazie a ottimi compagni per la strada, primo tra tutti Stefano Savona, regista di documentari (Confine di specchi, 2002; Primavera in Kurdistan, 2006). Sul perché del viaggio è già narrato a parte, voglio solo rilevare come la durata prevista del filmato fosse di pochi minuti rappresentativi, contro i quarantaquattro attuali.

Grazie allo sforzo delle case di produzione, alle capacità di chi ha lavorato, ma grazie soprattutto alla bulimia di immagini e senso che la città di Mostar ha saputo scaraventarci addosso in pochi densi giorni, frantumando qualsiasi tentativo di riassumerla. L’accoccolato - On air. Un backstage casalingo montato dal regista Lazzaro Ferrari, con i suoni e le situazioni catturate - con calma e poca voglia di collaborare - da una macchinetta portatile comprata alla COOP che quasi si metteva in azione da sé durante le registrazioni nei luoghi del lavoro. La casa, lo studio.

Un mondo, per qualche tempo. Un modo come un altro per ringraziare chi c’era, per far sapere che, senza loro, non ci sarebbe stato alcunché.

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