
Uno splendido perpretatore della più vitale tradizione popolare romana, che oggi riparte da quel passato glorioso con la freschezza e l’attualità di un esordiente.
Canzone di grande livello, strumentisti di prim’ordine, passione per la musica. Un artista la cui vocalità ha attraversato più di trent’anni di musica
Piero Brega è il nostro Sting roman(esc)o: blues in 5/4 che sfumano in canti montanari, soul anche ricercati ma con la terra nelle mani.
Nell’album c’è l’amore per la tradizione e la passionaccia blues da sempre. Il finale di “Automobile” sembra preso in prestito dagli Water Report degli anni migliori.
Grandissimo cantore popolare, fondatore negli anni ’70 dello storico Canzoniere del Lazio, mai retorico, Brega è capace di evocare universi ed emozioni che non concedono nulla all’omologazione sanremesca.
Dopo 26 anni di silenzio discografico, ritorna come Li Viandanti (Il Manifesto), tra folk e canzone. Tuscolana è un capolavoro
La veste elegante che ricopre alcuni arrangiamenti non nasconde mai del tutto la rude sostanza delle parole di Brega, uno dei pochi, oggi, che sappia dare al termine canzone d’autore un significato, se non sovversivo, almeno popolare.
A volte si dice che il cantautore deve trasmettere qualcosa ma non necessariamente avere una bella voce; beh, Brega ha “persino” una bella voce, calda e strutturata, che si piega alle diverse esigenze.
Una delle più ispirate e affascinanti produzioni italiane degli ultimi tempi, sempre nel segno dell’incontro fra tradizione e modernità.
La voce di Brega è il filo rosso tra i tanti scenari proposti: calda, avvolgente, pastosa e vibrata, per molti versi in linea con la scuola dei cantautori romani.