
Esce per Il Manifesto Cd “Acqua foco e vento”, il ritorno discografico di Riccardo Tesi. Il musicista toscano ha fatto della sua arte una vera e propria ricerca nell’ambito della tradizione italiana, ma anche basca, inglese e francese, il tutto associandolo ad influenze che spaziano dal jazz al liscio al cantautorato. La creatività del suo organetto e della sua fisarmonica ha spesso accompagnato musicisti di rango quali Ivano Fossati, Fabrizio de Andrè, Ornella Vanoni, Gianmaria Testa, Giorgio Gaber, ma si è espressa anche in lavori solisti come quest’ultimo album che recupera la musica tradizionale principalmente della montagna pistoiese. Canti, ballate, ninne nanne vengono rielaborate da Tesi con personalità senza però snaturare l’originale bellezza.
Prezioso compagno di viaggio Maurizio Geri, che con Tesi collabora sin da BandaItaliana e che ha fornito un contributo importante nell’arrangiamento e nello sviluppo del progetto.
RICCARDO TESI su ACQUA FOCO E VENTO
Il primo incontro che ho avuto con la musica tradizionale toscana risale alla fine degli anni settanta con il mio ingresso nel gruppo di Caterina Bueno, senza dubbio la più profonda conoscitrice ed interprete di questo repertorio. Questa esperienza, oltre ad offrirmi un punto di osservazione privilegiato sulla cultura della mia regione, mi ha insegnato il rigore ed il rispetto per la specificità del canto popolare, per i valori che esso veicola e le funzioni che svolge solitamente all’interno della comunità. Dopo anni nei quali i miei percorsi musicali mi hanno portato altrove verso altre tradizioni, altre musiche, altri Paesi, la richiesta di realizzare un progetto sulla musica della montagna pistoiese, da parte dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Pistoia, su idea originale di Manuela Geri, ha rappresentato l’occasione per riallacciare i fili col mio passato. Ho iniziato quindi un lavoro di immersione e di ricerca nella cultura, nella musica e nella storia della mia zona per mettere a fuoco il disegno generale del racconto da fare e gli elementi da usare.
E’ a questo punto che ho coinvolto Maurizio Geri, prezioso complice in Banditaliana, anche lui collaboratore per molti anni di Caterina Bueno, profondo conoscitore ed interprete dello stile e del repertorio del canto tradizionale della montagna pistoiese. Insieme abbiamo elaborato gli arrangiamenti e curato la direzione musicale. Le fonti alle quali abbiamo attinto vanno dal materiale sonoro raccolto sulla montagna pistoiese alla fine degli anni settanta ad opera di Sergio Gargini ed il Collettivo Folcloristico Montano, alle ricerche di Sergio Landini, di Maurizio Ferretti e di Franco Pacini nella pianura, ai vari articoli e documenti prodotti sulla storia, le usanze, i riti e le credenze di quest’area, prodotti da Claudio Rosati, Giuseppe Mucci, Tiziano Terzani, Gabriella Aschieri, Lucilla Petrucci, Alessandro Fornari.
La selezione dei brani mira a raccontare il mondo sonoro tradizionale, la storia e le vicende del popolo pistoiese, dalla montagna alla pianura, con apertura verso altre zone della Toscana come il senese e il grossetano, ma anche alla Corsica, che i nostri compaesani conobbero attraverso il viaggio da pastori, durante la transumanza, e da carbonai durante il lavoro stagionale.
Il repertorio è costituito da canti di lavoro,ottave rime, canti di questua, ballate, ninne nanne, canti cumulativi tratti dalla tradizione integrati da composizioni personali.
Oggi il rapporto tra il folk revival (che ormai ha mutato il nome in world music) e la musica etnica è molto cambiato, per fortuna un certo dogmatismo e quella forte carica ideologica degli anni settanta sono sfumati in un rapporto più disteso e libero con la tradizione: agli etnomusicologi il compito di raccogliere, documentare, analizzare e studiare la musica popolare, agli artisti il compito di immaginare e raccontare.
Per questo abbiamo scelto i brani che più ci hanno emozionato e che meglio rispondevano alle nostre esigenze narrative, riscrivendoli e arrangiandoli attraverso il filtro delle nostre molteplici esperienze musicali e della nostra sensibilità, lontani da qualsiasi intento filologico o didascalico, ma sempre con amore e rispetto per la tradizione.
Questi canti hanno attraversato il tempo e resistito all’oblio di una società in continua trasformazione, rimanendo attuali per l’universalità dei temi trattati, il contenuto poetico che veicolano e per la forza e la bellezza delle loro melodie, altro non chiedono che essere interpretati ancora.
“Acqua foco e vento son tre cose che fan spavento” è un detto in uso sulla montagna pistoiese che sottolinea quanto una volta fosse stretto il legame tra la natura e la vita quotidiana.
Gli elementi primordiali, l’acqua e il fuoco, il freddo ed il vento, per secoli hanno costituito una minaccia ma anche una risorsa per le popolazioni locali, che hanno imparato a conoscerli, a rispettarli e a volgerli a proprio vantaggio, con paziente industriosità ed epica ostinazione, in una lotta per la sopravvivenza che ha forgiato nei secoli una forte identità collettiva, intessuta di esperienze e valori comuni, di momenti rituali e di festa, di storie e di canti.
“Acqua Foco e Vento” è un viaggio nella memoria musicale della montagna pistoiese e della Toscana minore. La produzione, ideata e sostenuta dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Pistoia (cofinanziata dalla Comunità Europea sull’iniziativa LeaderII-Fondo Fers-GAL Leader Appennino Pistoiese e Pratese) intende richiamare l’attenzione sulle culture minori, sulla diversità come ricchezza reciproca e strumento di confronto, sulla vitalità delle zone marginali della montagna pistoiese dove, accanto a comportamenti e valori omologati coesistono tradizioni e modi di vivere ancora radicati nel tessuto sociale che si richiamano ad economie quasi scomparse.
Una simile attenzione alla cultura del territorio ha portato anche alla nascita dell’Ecomuseo della Montagna pistoiese, un sistema di sei itinerari alla riscoperta di antichi mestieri, fabbriche del ghiaccio, molini ad acqua e mugnai, ferriere e fabbri, transumanza e pastori, pietre e scalpellini".
Manuela Geri
Provincia di Pistoia